mercoledì 6 marzo 2013

"Era molto angustiato dall'alopecia che lo tormentava da alcuni mesi. Lozioni particolari e cure varie, una più costosa dell'altra, prescritte dallo specialista, non sortivano risultati. Per il momento riusciva a tamponare il guaio, ma, andando avanti di quel passo, la ciocca non sarebbe più bastata. Si guardò criticamente e arricciò la bocca contro il naso in una smorfia che lo rese brutto.
Luca mi amerà ancora, se diventerò calvo? Speriamo di sì. Luca é così giovane e carino.
Sospirò dolorosamente.
Al pensiero di lui, fu invaso da un'improvvisa frenesia; abbandonò il pettine sulla mensola e lasciò lo studio in tutta fretta, lasciando all'infermiera il compito di chiudere e controllare che tutto fosse a posto.
Lo pressava un bisogno quasi fisico di telefonargli, di sentire la sua voce giovane e dolce che gli dava fremiti di piacere e preferiva farlo a casa, quando era perfettamente solo, senza vecchie segretarie arcigne ad origliare dietro la porta....."


 

1 commento:

  1. “ L’elemento del romanzo che mi ha colpito di piu` e` la capacita` della scrittrice di mantenere un alone di suspance e di mistero fino alla fine: come nei migliori thriller la fine e` inaspettata, anche se elementi rivelatori sono presenti nel corso degli avvenimenti, bastava decifrarli. E` avvincente questa tensione dell’incerto.

    La cosa piu` sconvolgente e` senza dubbio per me la crudelta` con cui le figure materne vengono descritte.

    Se si vogliono trovare elementi comuni tra le madri in questione di sicuro un atteggiamento di frustrazione nei confronti del loro essere madri. Sono chiaramente infelici nel loro ruolo e si vendicano sui figli e consorti tirranneggiandoli e rendendo la loro vita un inferno.
    Le figure femminili sono estremamente negative e il senso di tristezza e di impotenza che ti pervade alla fine del romanzo e` inevitabile.

    Senso di impotenza contro l’ineluttabilita` del male? Contro la mitizzazione dlla maternita`? Non so forse tutto insieme. Un senso di amaro in bocca ti rimane .... e di immensa tristezza.”
    Elisa Tagliabue

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